Il primo 5 stelle dell’Oman non si scorda mai.

Posted on 19 Mar 2016 | 0 comments


Il primo 5 stelle dell’Oman non si scorda mai.

Da quando sono tornato dall’Oman, recente meta di un viaggetto familiare, mi rendo conto che è un paese sconosciuto ai più, non solo da un punto di vista geografico ma sopratutto da quello culturale. 

Posto fra Yemen e Emirati Arabi Uniti gode di una forte indipendenza culturale, guidato da un Sultano illuminato, amato dal suo popolo, che vive in un palazzo sontuoso ma non troppo, incastonato fra una montagna ed una caserma militare, giusto per non sbagliare. L’architettura è sobria, con colori vivaci, marmi colorati pulitissimi, aiuole curate, fino a comporre un quadro quasi psichedelico dai colori delle cartoline anni’50.

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Mi ricorda (non so bene il perchè) qualche scenografia dei posti dove andava il Capitano Kirk nella prima edizione di Star Trek.

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L’Hotel in cui siamo finiti (con la famiglia al completo), nel mese di febbraio, quasi per sbaglio, è l’Intercontinental Hotel, a Muscat.

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In riva al mare, in una zona residenziale e particolarmente tranquilla (la foto sopra è scattata dalla nostra camera), è una struttura costruita negli anni sessanta, in un momento storico particolarmente affascinante per Muscat. C’era (e c’è) un piano di sviluppo edilizio ragionato e ragionevole, è aperto all’occidente ma non svenduto ne tantomeno devoto.

Intercontinental Hotel alla sua inaugurazione rappresentava il primo Hotel 5* per l’intero Oman, avamposto del lusso che si sarebbe impossessato della nazione di li a poco, circondato completamente dal deserto.

(sto aspettando una foto d’epoca dal loro ufficio stampa, appena la ricevo la integro)

Vedere le foto in bianco e nero della sua inaugurazione mette un po in soggezione, deve essere stato davvero entusiasmante trovarsi qui.

La struttura è relativamente anonima dall’esterno. Oggi circondata da un parco e garbatamente nascosta nello skyline di basse strutture di Muscat,  l’edificio è in cemento armato tempestato di sassolini locali, una sorta di graniglia grezza.

L’accesso è consigliabile solamente in auto, dato che non esiste un vero camminamento per i pedoni. Ma questo è un problema di tutta la città, apparentemente scomodo, imposto dal rigido clima che spesso supera i 40 gradi, condizione che porta abitanti e turisti a vivere in isole di aria condizionata, riducendo al minimo il contatto con l’aria esterna e tantomeno con il sole.

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La Hall è inaspettatamente contemporanea, per le dimensioni interne e per le linee pulitissime delle soluzioni architettoniche.

Le camere sono disposte intorno, nei sei piani su ci si sviluppa l’Hotel. Quattro ascensori panoramici dalle linee senza tempo offrono un punto di vista affascinante e non inquietante per chi, come me, negli anni ha sviluppato una certa disponibilità alla vertigine.

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Dai piani alti si può godere dell’attività lenta e serafica degli avventori locali, sempre eleganti nelle loro mise arabe, intenti a gustare un the e a trattare affari.

Delle camere dirò poco, dato che a settembre l’Hotel godrà di un rinnovamento degli arredi. Beh, al momento sono così e la notizia bella è che per quanto possano cambiare gli arredi la cosa più bella non si perderà… la vista mare su due dei quattro lati dell’Hotel.

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Nelle stagioni non particolarmente calde è davvero piacevole la piscina, grande, attrezzata, con un ottimo servizio bar che include anche bevande alcoliche… per chi non vuol rinunciare ad un mohito per l’aperitivo.

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L’ingresso della piscina è aperto anche al pubblico, ma durante la nostra permanenza questo non ha rappresentato un problema neanche il venerdì o il sabato.

La città offre varie altre attrattive, fra cui mi sento di menzionare l’Opera House e la Grande Moschea, opere architettoniche della stessa mano, caratterizzate da l’uso di pietre bianche, marmi, linee pulitissime,  un senso dello spazio e un’eleganza intrinseca che sono parte del dna di questo popolo.

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La luce regna sovrana, e su un’area particolarmente vasta si sviluppa il luogo di culto che ha ospitato fino a pochi anni fa il tappeto più grande del mondo ed un lampadario che ho cercato di fotografare ma che, per quanto mi sia sforzato, non rende misura delle dimensione della lucentezza dei cristalli.

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Finito il giro alla ricerca delle bellezze giunge il momento di gustare qualcosa. Non esiste una gran tradizione culinaria omanita, quindi abbondano i ristoranti libanesi, turchi ed indiani. Il pesce regna sovrano, Il Golfo dell’Oman ne è ancora estremamente ricco e viene offerto ad un ottimo prezzo sulle tavole dei ristoranti locali. Non potevo rinunciare alla ricerca del mercato del pesce, vera tentazione per chi ama cucinare. Pesce freschissimo a prezzi ridicoli.

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Ho cercato di convincere la mia dolce metà che potevo comprare un tonno e metterlo in valigia per fare un bbq al mio ritorno. Non ne ha voluto sentir parlare, che strana compagna di viaggio!

E’ giunto il momento di rilassarsi e la scelta, a fine giornata, non può che essere una: la passeggiata sul lungomare al tramonto. La marea bassa permette di camminare su una spiaggia immensa, incontrare le coppie locali assorte in romantiche passeggiate e, se si è ben disposti, mischiarsi a qualche squadra improvvisata per una partita di pallone che fa dimenticare di essere a qualche migliaio di chilometri da casa.IMG_7293

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